Lavoro

Lucio non indossa mai i guanti

by ro_buk

Il tema del lavoro in questi giorni è più forte che mai. Oggi infatti è stato ufficializzato il risultato del referendum a Mirafiori, che porterà, data la vittoria dei sì, ad un nuovo investimento Fiat in Italia in cambio di regole di lavoro diverse da quelle precedenti. In realtà non voglio parlare di questo contratto, nè specificatamente della Fiat. Per inciso io sto dalla parte di Marchionne, nonostante il mio orientamento politico sia ben diverso da quello dell’Alt(r)o suo sostenitore. Ma in fin dei conti di quello che penso io di Marchionne può veramente importare a pochi. Leggi il resto dell’articolo

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Amarcord

Ricordo che qualche anno fa mia zia che vive in america ci telefonò perchè ai loro telegiornali avevano fatto vedere i trattori e le mucche che a Vancimuglio (poco distante da casa mia) avevano bloccato l’autostrada. Sembra ieri ma le lotte per le quote latte erano allora il fronte di battaglia della lega nord e uno dei motivi della sua popolarità dalle mie parti. Ora, a distanza di una decina d’anni, tre governi a cui la lega ha partecipato e 4-5 legislature, tornano i trattori per strada. La cosa interessante è che stavolta puntano verso le case di Berlusconi e, udite udite, Bossi. Già, proprio lui, il senatùr, il capo popolo. In un mio post precedente il buon VoxNova citava le amicizie dei politici che, una volta eletti, si portano dietro. Lui parlava di Illy ed io gli rispondevo che tutto il mondo è paese. La lega evidentemente non è da meno se è vero quel che recriminano gli allevatori (e non credo che siano i famosi “quattro comunisti” richiamati sempre in causa dal nostro premier), ovvero che alcuni leghisti ammanigliati sarebbero i beneficiari del decreto Zaia. Di che dobbiamo sconvolgerci? Da quando Roma conquistò la Grecia il motto “il conquistatore è stato conquistato” è tuttora attuale. E la lega ne è l’esempio viste le varie lotte che ha promosso e a cui ha voltato le spalle (“Padroni a casa nostra” in testa con il regalo dell’aereoporto Vicentino Dal Molin agli Usa)

Euro-scettici

E’ interessante in questi giorni leggere le notizie del crollo della sterlina con conseguente superamento del nostro pil ai danni di quello inglese. E pensare che il nostro presidente del consiglio, data la lungimiranza politica di cui è dotato, l’ha sempre avversato e pure oggi, in questo preciso momento da all’euro la colpa dei problemi italiani (con la questione della perdita di convenienza dei prodotti italiani). A parole si può dire quel che si vuole ma i fatti sono piuttosto chiari: se non ci fosse stato l’euro saremmo stati schiacciati dalla corsa dei prezzi delle materie prime registrata negli ultimi anni, prima dell’attuale crisi. Ricordiamoci che a metà degli anni ’90 all’estero era difficile cambiare le lire perchè le banche straniere non sapevano loro stessi il cambio della lira che scendeva a ritmi incontrollati. Vogliamo parlare dell’aumento dei prezzi all’introduzione dell’euro? C’è stata sicuramente ma la causa è sempre indicata nella moneta senza tenere conto del fatto che il cambio (attuato sotto il secondo governo berlusconi) non è stato controllato da chi era preposto a farlo (il governo stesso, tramite il ministero del tesoro ed i suoi mezzi, guardia di finanza inclusa). Dobbiamo solo ringraziare il cielo per avere l’euro, senza il quale vedremmo il nostro paese crollare ben oltre quello che sta avvenendo in paesi, come l’inghilterra, messi molto meglio di noi.

Pirla

Farsi attaccare da Berlusconi su qualsivoglia “questione morale” è veramente da pirla. Cioè, siamo ai margini dell’assurdo. Rutelli, D’Alema, Fassino, Veltroni eccettera eccetera eccetera, fate un favore a noi di sinistra: ANDATEVENE! Non ne possiamo più! Farmi “mangiare la pastasciutta in testa” da un governo totalmente inadeguato ai tempi che corrono come questo (non voglio neppure scrivere nulla sulla manovra anti-crisi, sarebbe sparare sulla croce rossa) non fa che dimostrare quanto siate superati, retrogradi e innegabilmente PERDENTI. Le prossime elezioni, non dico che le vogliamo vincere, sarebbe anche troppo, ma quantomeno ce le vogliamo giocare!

15: NYC Shock!

Premesso che questo articolo sta per essere scritto solo perche’ la lisa vuole DORMIRE, siamo a New York City. Il volo stavolta non ha avuto problemi, l’aereo era il piu’ piccolo che abbia mai preso ma e’ atterrato senza problemi alle 15,40 ora locale. Il tragitto verso New York ci e’ costato solo 7$ utilizzando l’air train e poi la metropolitana. Tuttavia, viste le indicazioni non proprio chiarissime, abbiao preso la metro dalla stazione sbagliata e quindi per arrivare in prossimita’ dell’albergo abbiamo dovuto effettuare un cambio. Beh, la metropolitana di NY e’ un casino assoluto, niente a che vedere con parigi e neppure con londra. Non ci sono ascensori ne scale mobili e le vie sono le stesse per chi scende e per chi sale, di conseguenza il trasporto dei bagagli e’ stato un po’ problematico. Dunque, per ingiunzione cognugale, arrivti a Grand Central Station (5 isolati dall’albergo) abbiamo preso un taxi. Il quale pero’ in puro stile inkazzoso newyorkese ci ha portato solo ad un isolato di distanza dove ci ha fatto prendere a noi le valige dall’immenso bagagliaio e ci ha detto di andare a piedi che era vicino. Ad ogni modo abbiamo raggiunto l’albergo e poi siamo usciti a fare un giretto: abbiamo visto il Rockfeller center, Chinatown, dove abbiamo mangiato (io ho preso dei crab, i granchi di qui, in salsa di soia: uno spettacolo!) e poi abbiamo attraversato Little Italy. Ora, se si potesse, andrei verso Ellis Island….

14: Chicago

Entrati nell’Illinois si cambi registro: a differenza dello stato madre delle zanzare (altro appellativo del Missouri) qui la Route66 e’ segnalata perfettamente, anzi, viene data la possibilita’ di scegliere se seguire il percorso classico (quello utilizzato nel periodo 40-77) oppure quello precedente utilizzato dagli anni 30 ai 40. Inoltre lungo la strada e’ facile trovare vecchi pompe di benzina, ristoranti e meccanici perfettamente mantenuti e visitabili. Prbabilmente la differenza sta nel territorio. Qui e’ pieno di campi di mais, a differenza dei deserti di Arizona e New Messico, ragioneper cui qui si rusciva a vivere anche senza il sostegno del traffico che passava verso sud. Infatti in Illinois e’ tutto un susseguirsi di cittadine che chiamano giustamente”villaggi”). Purtroppo pero’ abbiamo perso parte dell’Illinois viaggiando di notte, dato che una qualche manifestazione nei pressi di Bloomington aveva riempito i motel nel giro di parecchie miglia costringendoci a dormire a Pontiac, a circa 80 miglia da Chicago. L’arrivo in citta’ e’ stato pero’ comunque lungo dato che pare non arrivare mai. poi, alla fine, si cominciano a scorgere i grattacieli ed in un attimo sei li in mezzo a guidare per Jackson stret fino al cartello “END” posto sopra quello della Route66. Questo punto meriterbbela fine del post ma dato che sono indietro con i racconti e’ meglio proseguire. Il nostro albergo a Chicago e’ il superlussuoso Hilton, posto praticamente in riva al lago, nel piu’ centro che centro non si puo’. A prima vista infatti ci sembrava decisamente troppo. Entrarci pero’ non e’ stato proprio facilissimo dato che propro sulla via davanti si svolgeva, cosa incredibile, una maratona ciclistica(negli USA?!?!). Alla fine pero’ siamo enrtati, abbiamo visto la super stanza dove riposare dopo la lunga corsa attraverso l’america, ci siamo fatti una cenetta in un ristorante messicano e abbiamo dato un’occhiata al la downtown parecchio frequentata di Chicago. La cosa veramente bella era il parco che corre lungo la costa proprio a downtown, un parco pieno di gente, anche di sera, e con un’enorme “fontana” fuuristica dov adulti e bambini si bagnavano. Una degna conclusione della strada se non fosse per il fatto che da qui, in realta’, si partiva.

13: St.Louis

Nosostante i problemi con le indicazioni nel Missouri riusciamo ugualmente ad arrivare a St. Luis. La citta’ e’ molto verde e fa un caldo assurdo (il deserto in confronto e’ una meraviglia, a St. Louis c’e’ un’afa che neanche in piena pianura padana….). Per prima cosa abbiamo fatto quel che ogni buon italiano NON dovrebbe fare: siamo andati a The Hill (il quartiere italiano) a mangiare in un posto suggerito dalla guida (Zia’s). Ovviamente ci siamo limitati a provare le rielaborazioni in stile americano, evitando la pasta (che pero’ e’ arrivata, superscotta, sotto forma di CONTORNO per le MeatBall della lisa) e assaporando una specialita’ di St. Louis: i ravioli tostati (che in realta’ sono impanati, comunque come impanano gli americani… non c’e’ n’e’ per nessuno). Poi siamo stati all’arco (la porta dell’ovest) che e’ immerso in un bellissimo parco che pero’ e’ piuttosto bagnato… Dopodiche’ siamo dovuti fuggire dal caldo in una citta’ praticamente vuota. A nord della citta’ pero’ ci siamo fermati ad ammirare il famoso ponte “Chain of Rock” che attraversa il Missisipi formando al centro un angolo. Un’opera di ingegneria maestosa e veramente affascinante. Ora e’ un ponte percorribile solo a piedi o in bici all’interno di un’altro splendido parco. Da li la strada per Chicago era aperta.

NB: siamo in aereoporto a Chicago cosi’ non ho molto tempo… a breve le prossime!