Neppur si muove

Libye 2011 - Aéroport de Sebha
by Bertrand Pleutin

Sinceramente sono un po’ perplesso per quel che sta accadendo in Libia. La rivolta in atto è del tutto simile a quelle già avvenute in Tunisia ed Egitto e a quelle che avverranno probabilmente anche in altri paesi del nord-africa-medio-oriente se anche questa dovrebbe concludersi positivamente. Con una differenza: in questo caso l’esercito non si è schierato con il popolo, o quantomeno non interamente. Un’altra differenza è che il dittatore del caso non solo non ha intenzione di farsi da parte, ma ha investito l’ingente patrimonio che ha messo via in questi anni (ma credo anche il patrimonio del paese stesso) per pagare milizie di mercenari che a quanto pare stanno facendo la vera differenza. Leggi il resto dell’articolo

Ricordiamo perchè siamo rossi

Peace for Myanmar

Anche se nessuno ne parla, non è finita.

La musica è cambiata

E’ notizia di ieri che la Apple è diventato il primo music-store degli USA. E’ incredibile come la apple sia riuscita dove tutti gli altri hanno fallito: fare soldi vendendo la musica da scaricare. Dopo la caduta di Napster ci hanno provato in molti ma è sempre andata male, poi è uscito iTunes e fin da subito ha rivoluzionato il modo di vendere la musica.

Il comprare “musica” è una questione soggettiva: c’è chi compra ancora solo vinili, chi ama le custodie dei cd, quelli che preferiscono avere tutto in un bell’hd. Io non sono di quelli che vorrebbero veder la musica venduta solo su internet, tutt’altro. Certo che se è un modo per avere un mercato illimitato e sempre nuovi gruppi da scoprire non ne può derivare che un bene. La pirateria è figlia della tracotanza delle major, dell’arroccamento su posizioni di monopolio, del loro voler spremere fino all’osso. Non di internet. Questa è la dimostrazione che viene data chiaramente da iTunes. E spero vivamente che questa vittoria faccia cadere l’ultimo macigno che ancora rimane sulla libera circolazione della musica: l’abbonamento flat. Jobs ci ha già provato ma le major stringono ancora le chiappe. Eppure. Pensiamo ad una flat a 4-5 dollari al mese a download illimitato. O anche no, facciamolo pure limitato ad una decina, quindicina di album. Quanti se la farebbero? Io penso parecchi. Parecchie persone che magari in un anno non li spenderebbero di certo quei soldi per comprarci cd.

Fatevi due conti. La musica è cambiata.

Il ritorno al Nucleare

Il paron nazionale ha affermato che in caso di vittoria si tornerà subito al nucleare che è “imprescindibile”. Come se non stessimo ancora pagando le scorie accumulate in quei pochi mesi trent’anni fa. Quando si capirà che sfruttare materiale estratto dalla terra (petrolio come carbone come plutonio) non è una soluzione ma solo lo spostamento di un problema? Perchè non si punta con investimenti in ricerca nel migliorare l’efficienza e diminuire gli impatti delle energie rinnovabili già esistenti piuttosto che ricercarne di nuove?

In base a questo studio sembra che una nuova tecnica di conversione dell’energia solare possa sostituire il 90% del consumo energetico degli USA. Per non parlare degli studi sulla creazione di combustibile prodotto dalle alghe o del biogas. Bisogna certo fare attenzione a non sostituire un problema con un altro (vedi il bio-diesel da cereali, mais o canna da zucchero che non farebbe altro che togliere coltivazioni ad altri beni essenziali come il grano) però sono strade che vanno tentate, esplorate. Ci vorrà tempo e soldi ma paragonabili a quanto ci si metterebbe per creare un’industria nucleare e gestire le scorie prodotte per le migliaia di anni a venire. Il gioco vale la candela?

Per ricordare il rosso qui sopra

In birmania la resistenza continua.

Può un nero diventare presidente degli USA?

L’America se n’è andata a letto con questa domanda dopo che Barack Obama ha vinto i caucus dell’Iowa. Strano paese gli stati uniti. Sono più di duecento milioni distribuiti in cinquanta stati, eppure tutti i giornali parlano dei risultati di questo piccolo stato contadino di appena tre milioni di abitanti come se fosse decisivo per le sorti del paese. Strano anche il sistema di voto, quasi bizzarro ma sicuramente affascinante: prima di votare si discute e si cerca di convincere gli indecisi ma anche gli avversari. Che questa sia la democrazia? Sempre opinabile dato che poi nella realtà non sono eletti i candidati ma bensì dei delegati che poi li sosterranno (se fossimo in italia sai che bei cambi di schieramento post elezioni??). Ad ogni modo torniamo alla domanda che dà il titolo al post: sono pronti gli americani ad eleggere un presidente nero? Per i giovani (i primi elettori del giovane senatore) parrebbe di si, ma l’america è grande e nel profondo sud il bianchismo è ancora ben radicato. Ma il dubbio è: se fosse realmente eletto a candidato democratico, TUTTI i democratici lo seguirebbero? Forse no. Eppure il progetto di Obama sembra innovativo, quasi kennediano:

“Il tempo del cambiamento è arrivato: sarò il presidente che riporterà a casa i soldati dall’Iraq, che garantirà la sanità a tutti gli americani e metterà fine ai regali fiscali alle grandi multinazionali”

Sinceramente la vedo dura. Andare contro le multinazionali in america è come andare contro i cattolici in Italia. E’ stato interessante stare a casa dei miei zii americani lo scorso anno: i miei cugini sono schierati interamente per Obama mentre mio zio, non dico che lo vede come il diavolo, però è parecchio contrario. Ma sostiene che gli americani potrebbero eleggere perfino un nero piuttosto di eleggere una donna. Strano paese gli stati uniti.

Today’s Paper

 

 

Quotation of the Day

“It’s a country that has lost a little of its will for the future. There is more fear than hope.”

WALTER VELTRONI, mayor of Rome, on Italy.

 

NYTimes di oggi.

 

A parole son tutti bravi. Come sono tutti bravi a piangersi addosso. Che sia la situazione direi che è abbastanza verosimile, ma dovrebbe essere proprio lui ed il suo governo a fare qualcosa, no?

L’articolo è interessante, dà una visione dal di fuori dell’italia illustrandone i pregi e le carenze. Punta in particolar modo ai problemi economici, alla troppa burocrazia e al fatto che i politici non sono eletti dagli italiani ma dai partiti. E fa un curioso paragone: la Repubblica di Venezia, la quale vide il proprio dominio scomparire senza cause apparenti, richiudendosi in se stessa e nel proprio lusso senza rischiare. Qui non abbiamo una Google, dice l’articolo, nessun trentenne può pensare di creare un business in un garage. Quant’è vero. Anche perchè il garage non sarebbe “a norma”, oserei aggiungere io… si ride per non piangere.