Neppur si muove

Libye 2011 - Aéroport de Sebha
by Bertrand Pleutin

Sinceramente sono un po’ perplesso per quel che sta accadendo in Libia. La rivolta in atto è del tutto simile a quelle già avvenute in Tunisia ed Egitto e a quelle che avverranno probabilmente anche in altri paesi del nord-africa-medio-oriente se anche questa dovrebbe concludersi positivamente. Con una differenza: in questo caso l’esercito non si è schierato con il popolo, o quantomeno non interamente. Un’altra differenza è che il dittatore del caso non solo non ha intenzione di farsi da parte, ma ha investito l’ingente patrimonio che ha messo via in questi anni (ma credo anche il patrimonio del paese stesso) per pagare milizie di mercenari che a quanto pare stanno facendo la vera differenza.
Quello che mi risulta difficile da accettare è la totale assenza (che definirei ingiustificata) della comunità internazionale. La rivolta ha radici profonde, lontane, ma uno dei punti secondo me cardini che hanno permesso nel tempo la presa di coscienza che ha portato alle dimostrazioni è il discorso del Cairo di Obama. Questo discorso ha posto un germe nelle popolazioni più giovani, quelle che sono più critiche nei confronti dei governi perchè vedono, leggono e sentono (anche e soprattutto grazie alla globalizzazione delle informazioni portata in seno da Internet) quello che succede negli altri paesi. Ha instillato l’idea che l’occidente non ha (più) l’obbiettivo di “cristianizzarli”, di essere nemici, ma semplicemente (al di là delle belle parole) di fare affari, di comprare e vendere. Il capitalismo non ha facce nè razze (il denaro non puzza come si suol dire) e questo è probabilmente il suo lato migliore.

Tuttavia, nonostante tutto ciò, la comunità internazionale rimane immobile nel constatare la risposta crudele di un regime che ha ancora i mezzi ma che non ha più un popolo. La Cina e la Russia vogliono che la situazione si risolva pacificamente e questo mette come al solito allo stallo ogni decisione. Cosa intendano poi per “pacificamente” è un mistero dato che il regime fa strage con i mezzi pesanti e l’aviazione mentre i rivoltosi armati di armi leggere possono solo resistere. Gli Stati Uniti non hanno più la forza di un tempo, sfiancati da guerre lunghe (come l’Afghanistan) e dissennate (l’Iraq) ed è difficile che intervengano. Chi dovrebbe essere più interessata e prendere l’iniziativa è l’Unione Europea che però si comporta al suo solito: ovvero in ordine sparso e non da Unione (concetto che rimane sempre e solo dal nome e gli ultimi anni, tra crisi economica e crisi militari, non fanno che dimostrarlo). Bella mossa oserei dire, visto che se le cose continuano così il “Colonnello” si troverà a comandare nuovamente il suo stato divenuto senza popolo e probabilmente si ricorderà di chi gli si rivoltato contro (seppur solo a parole). E se alla fine vincessero i ribelli? Come sarà la loro fiducia nei confronti del resto del mondo? La nostra indifferenza non sarà che un’argomentazione in più per i fondamentalisti religiosi.

Nel frattempo non ci resterà che ascoltare e leggere le richieste di aiuto dei rivoltosi. Morti di serie B, una storia da poco.

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