Marchionne

Fabbrica Italiana Automobili Torino
by .m for matthijs

Vorrei dire anch’io un paio di parole sull’intervento di Marchionne dell’altra sera da Fazio. Innanzitutto come al solito la frase incriminata è stata estrapolata e allargata: difatti Marchionne non ha detto assolutamente che la Fiat se ne vuole andare dall’Italia, ne tantomeno che non debba nulla all’Italia. Ha semplicemente detto che in questo particolare momento storico, gli utili generati non provengono dalle attività italiane del gruppo, lasciando intendere le motivazioni dai diversi interventi precedenti. Ovvero: scarsa produttività, blocco da parte dei sindacati a qualsivoglia modifica, immobilismo del governo per quanto riguarda infrastrutture e burocrazia.Dal mio punto di vista si tratta di una provocazione. Sicuramente comprensibile, in parte anche condivisibile. Comprensibile perchè non stiamo parlando di un politico o di un magnante. Stiamo parlando di un industriale, anzi di un manager industriale (uno dei pochi manager veramente competenti e non messi lì solo per opportunità politica presenti in Italia) di una azienda che si può dire a tutti gli effetti una multinazionale. Ha detto una cosa puramente oggettiva, senza altre implicazioni, che da questo punto di vista, ovvero industriale, non ha nulla da eccepire. I problemi ci sono e sono reali, e da qui viene la condivisione. Il discorso sulla produttività è lungo e complesso. Sicuramente è vero che in Italia persiste una modalità di lavoro statica, che punta tutto sul fare le ore che si deve né più né meno obbiettivo o non obbiettivo raggiunto. Le colpe sono storiche e dovute tanto alle aziende quanto ai sindacati. Da un lato è giusto che il lavoro sia più flessibile e legato agli obbiettivi aziendali, dall’altro questo non può essere gratuito e non può nemmeno andare a scapito dei diritti dei lavoratori: ovvero, non basta qualche soldo in più per compensare. Quello che dev’essere rivisto è l’intero modello lavorativo, il rapporto lavoratore-datore di lavoro, il mantenimento dei diritti ed il coinvolgimento in un progetto aziendale. Il che implica anche una maggiore partecipazione del lavoratore che si sente parte di qualcosa e non solo un numero. Quello che invece appare è solo uno scontro frontale muro contro muro tra chi vuole tutto senza spendere e chi vuole mantenere alcuni diritti diventatati ormai obsoleti e che valgono per una fetta sempre più piccola di lavoratori (e qui siamo sul blocco di sindacati ormai lontani dai diritti dei “nuovi” lavoratori). Il grande assente in tutto ciò è il governo che ha il compito, oltre che il dovere di far convergere le parti, grazie al peso che le sue decisioni possono avere sull’una e sull’altra. Governo che risulta assente anche sul fronte delle materie prime per aumentare la produttività: le infrastrutture. Quelle che abbiamo sono rimaste grossomodo le stesse da decenni e gli investimenti fatti sono stati pochi e spesso dati a caso. E non parlo solo di strade (che sembrano l’unica infrastruttura italiana) ma di ferrovie, aereoporti minori, reti energetiche e di telecomunicazioni. E burocrazia. Si perchè la macchina statale dovrebbe essere la infrastruttura numero uno ed invece è quella che fa perdere più tempo e denaro.

Quindi, prima di sparare parole a caso, soffermiamoci a pensare a quello che si sta dicendo. La Fiat non lascerà mai l’Italia, con tutti i soldi che ha preso e che continua a prendere, quindi chi si appiglia a questo lascia solo parole al vento. E si nasconde dietro al dito.

 

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One Response to Marchionne

  1. mikyjpeg says:

    Ecco qualcuno che la pensa come me…

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