Fini

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Foto by DrJohnBullas

La domanda è interessante: cosa ci faccio una domenica pomeriggio, moglie e figlio al mare, sinistroide come sono, a guardare per un’ora e mezza un comizio di Fini? Beh, innanzitutto, essendo uno che legge i giornali e segue la vita politica, un briciolo di curiosità c’era, quantomeno per vedere cosa ci prospetta l’autunno politico. Ero curioso di sentire, soprattutto, come avrebbe motivato un eventuale rottura.

Ebbene, devo dire che è stato interessante. E, diciamolo, non è che in Italia i comizi siano così interessanti. Da ormai qualche anno a questa parte sono soltanto un ammucchiata di slogan, di mezze frasi, di boutade populiste e di autocompiacimento. Quantomeno a parlare era uno dei pochi politici “reali”, di lungo corso se vogliamo, ma cresciuti a pane e politica. Possono piacere o meno, spesso sono tacciati di “politicismo” ma rispetto agli ex-macellai leghisti, alle ex-letterine berlusconiane o agli ex-fattoni-da-centrosociale comunistoidi (perchè diciamolo, il termine comunismo è talmente morto che solo i ciechi possono ancora usarlo)… beh, è tutta un’altra cosa. Si possono sentire argomentazioni, pensieri, perfino proposte politiche. Qualche boutade populista c’è sempre (il discorso sui tagli a scuola e polizia) ma d’altro canto che comizio sarebbe senza? Niente slogan, ed è già un sospiro di sollievo.

E’ stato un discorso di un uomo di destra, ma anche di un uomo di stato. Che fa le sue scelte, che piacciano o meno, e si prende le proprie responsabilità. Mi viene quasi da sorridere, amaramente: da simpatizzante del PD penso che con un politico di questo calibro si vincerebbe. E alla grande. Perfino contro Berlusconi. Non che io voglia o mi aspetti che il PD cerchi accordi con futuro e libertà, Casini o anche solo con l’evanescente “cosa” di Rutelli. Assolutamente spero che tra le tante scelte infelici non facciano pure questa!

Quello che ho visto è un politico di lungo corso, che ha percorso nella sua lunga carriera una strada che lo ha portato dalle manifestazioni violente degli anni 70 alla svolta di Fiuggi, al governo, fino alla terza carica dello stato. Un uomo che, pur non essendo delle sue idee, rispetto perchè ha dimostrato di vivere il proprio tempo. Di chi potremmo dire altrettanto a sinistra? C’è qualcuno che ha percorso una strada del genere? D’Alema? Spesso è stato paragonato a Fini ma non ha fatto tutta quella strada: si è fermato agli anni ’90, alla contrapposizione anti-berlusconiana, senza riuscire a smarcarsi del tutto da quel comunismo che gli ha dato le origini. E così non ci resta che una belligerante co-reggenza di eterni trombati che evitano qualsiasi spunta propositiva, che pur ci sarebbe, proveniente dal basso. L’unica speranza rimangono le primarie (quelle locali, non certo quelle nazionali) che, nonostante la malevolenza degli organi centrali, continuano a sfornare personaggi scomodi ma che almeno hanno qualcosa da dire che non contenga le parole “dialettica”, “lotta di classe”, “base programmatica”.

Detto questo diciamolo chiaramente: è facile dire che Berlusconi è un monarca assoluto, che non vuole seconde voci ma solo claque. Ci volevano 16 anni per capirlo? Viste le migliaia di occasioni e spunti dati dal nostro attuale premier verrebbe quasi il dubbio che Fini sia un po’ tardo. Come Casini prima di lui. Cioè, Fini non è un Capezzone qualunque, che dice le stesse cose qualsiasi parte stia! E’ intelligente, e della politica ormai conosce ogni anfratto. Come mai questo tardivo scontro con la realtà? Sono domande retoriche, lo so bene. Berlusconi è stato il mezzo attraverso il quale la destra è andata al governo, uscendo dalla palude dell’estremismo e assumendosi oneri e onori. Senza Berlusconi non avrebbero potuto arrivare dove sono. Ora invece, incalzato da destra dalla lega, e succube della scellerata scelta di aver venduto il proprio partito come si vende un’azienda ad una multinazionale, era chiuso nell’angolo. Evidentemente l’animo missino deve aver avuto un sussulto, aiutato dalla consapevolezza che non fare nulla per uscire dalla crisi non è un buon viatico per una futura elezione di fine mandato per Berlusconi, che a quel punto avrebbe puntato al Quirinale. E lui sarebbe rimasto con una base scontenta, e ben pochi punti del tanto decantato programma affrontati e portati a termine. Ora o mai più, si dovrà essere detto.

Dopo aver ascoltato il discorso sono state ancor più piacevoli le repliche: la lesa maestà in tutta la sua grandezza si è sprecata in commenti che ben poca attinenza avevano con quanto avevo sentito. Capezzone e Bonaiuti valgono tutti i soldi che li pagano! Come commentano loro le cose, fino a farti parere di esserti sbagliato ad ascoltarle di persona, non ci riesce nessuno. E giù col discorso casa di Montecarlo, che con tutta probabilità non supererà le indagini in corso vista l’inconsistenza. Non che mi interessi tifare per Fini, ma sinceramente non trovo le tesi dei megafoni del premier così convincenti. Mi par tanto fumo per niente.

Ora si apre il solito autunno caldo. Elezioni, non elezioni, la solita campagna elettorale continua del premier (ormai, dopo 16 anni, sembra il never ending tour di Bob Dylan), i soliti distinguo delle mille sigle di una sinistra inutile sia all’elettorato che al paese. Staremo a vedere, di sicuro per chi lavora e continua a soffrire il divario verso il resto d’europa… nulla di buono!

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