Il gambero italiano

Leggo oggi sul Sole24ore una notizia che fa riflettere. Non sto parlando dei risultati ottenuti (certo, saremo anche in crisi, ma stiamo parlando di una società energetica a fronte dell’anno con i prezzi più alti della storia per l’energia) ma di una notizia che trapela tra le righe. Quando si parla del piano per la diminuzione del debito si dice che i 10 milardi di rientro previsti verranno “dalla cessione di asset non strategici e di attività nel campo delle fonti rinnovabili”. Già, avete letto bene, cessione di attività nel campo delle fonti rinnovabili. Per una società energetica è interessante, e significa una cosa: il prezzo del petrolio è sceso, l’interesse è calato, quindi perchè investire su altre fonti? tanto per un’altro pezzo si va avanti così. Peccato però che dal resto del mondo “occidentale” si levino più voci (e si, non sono sempre i soliti comunisti) che indicano proprio le energie rinnovabili come la via di uscita dalla crisi. E parliamo di Norvegia, Germania, perfino gli Stati Uniti di Obama. Alessandro Ortis, il Presidente dell’Autorità per l’energia ed il gas, ha detto la stessa cosa in una audizione senato non più di tre settimane fa. Ma tutto evidentemente non è nulla. Questo, come il ritorno al vecchio nucleare (parliamo di fissione? non è cambiato molto rispetto agli anni cinquanta. Magari un po’ di pericolosità delle centrali, sicuramente non degli effetti collaterali), non fa che mostrare la vecchiaia incipiente del nostro paese.

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