Il grande statista

La gestione della crisi da parte del nostro governo è al limite tra il ridicolo e lo sconcertante. Per prima cosa hanno provato a salvare i manager fraudolenti (attività bloccata solo grazie ad un colpo di coda virtuoso di Tremonti, il fautore della finanza creativa, cosa che dice tutto sulla proposta), poi il nostro presidente per sollevare il morale del popolo se n’è andato al bagaglino, dopodichè si è messo a lanciare proposte decisamente particolari: chiudere i mercati(?!?!?), comprare azioni di questo e di quello (guardacaso tutte aziende ad ampia partecipazione statale, diffondendo dati sugli utili e concorrendo a far rialzare subito tali azioni: in altri paesi si tratterebbe di aggiotaggio o addirittura di insider trading, ma fatto dal governo…). Poi ovviamente smentisce, ricambia le parole, ci gira attorno: fermare i mercati non era un’idea sua, era una voce che si sentiva “in giro”(?!?!?). Ora, al di là del fatto che sia incredibile che dopo due governi e mezzo questo “grande statista” non abbia ancora capito la differenza tra chiacchere da bar e dichiarazioni ufficiali e non abbia ancora imparato il vecchio adagio di “contare fino a dieci prima di aprir bocca”, al di là del fatto che le continue smentite di qualsivoglia dichiarazione FILMATA e REGISTRATA non fa che abbassare la credibilità del nostro paese nei confronti del resto del mondo, al di là di tutto ciò quello che colpisce di più è che ben pochi si rendono conto che siamo lo zimbello d’europa. Basta guardare le principali testate giornalistiche per capirlo, senza andare a scomodare l’Economist che ormai è chiaramente anti-Berlusconiano (ma sarà infarcito di giornalisti comunisti e retrogradi).

E si che alcune cose dette da quest’uomo sono vere: il nostro paese, in confronto ad altri, è ben più solido nei confronti di questa crisi. Abbiamo paracaduti sociali ben più alti, abbiamo una percentuale di proprietari di casa quasi doppia rispetto ad altri paesi europei, le nostre banche sono solo di tipo commerciale la cui base sono i conti correnti, qui mutui a basse garanzie non si sono mai neppure sognati. Il contraccolpo della crisi è arrivato perchè non è più possibile pensare ad un mercato statale, controllato dai singoli stati. Così le obbligazioni spazzatura, i derivati di cui non si sa l’origine e gli investimenti errati sono arrivati anche qui. La cosa peggiore rimane però il fatto che questi titoli (che erano delle banche) siano stati venduti ai privati quando si sono accorti (almeno un’anno fa) che stavano per crollare. Io non mi preoccuperei molto delle perdite azionarie delle varie Unicredit, Intesa e quant’altro: in Italia le banche non possono crollare ma in realtà non sono neppure lontanamente vicine a farlo. Se vogliamo invece trovare le cause della crisi dobbiamo guardare alla politica: la deregolamentazione spinta da Bush in questi otto anni, le depenalizzazioni dei reati fiscali volute dai governi (italiano e non solo), la finanza creativa fortemente voluta da taluni economisti. Ed il vivere al di sopra delle proprie possibilità, come avviene negli USA, dove il debito ormai è triplo a quello che abbiamo noi (che non è certo basso). Spendere più di quel che si produce, spingere i consumi al posto delle garanzie sociali, creare una mobilità lavorativa eccessiva che ti permetta di perdere tutto da un giorno all’altro per licenziamenti decisi dall’oggi al domani.

A proposito di questo: il precedente governo aveva varato una norma che obbligava i dipendenti a presentare domanda di dimissioni presso un ufficio comunale. L’attuale governo ha tolto questa norma. Certo, per molti era una seccatura, ma non permetteva la seguente cosa: la firma contemporanea del contratto di assunzione e di quello di licenziamento. “C’è grossa crisi” è la spiegazione di questo comportamento ormai dilagante. Come il precariato permanente risolvesse le crisi.

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One Response to Il grande statista

  1. gamberetto says:

    Ciao Michele!
    Sono sempre più schifito del nostro governo. Non so se hai sentito in questi giorni i discorsi del nostro premier sui dissensi alla Gelmini del tipo “Sento Maroni per usare le forze dell’ordine affinché non ci siano più occupazioni di istituti scolastici e Università”. Lui dice occupazione (che per le superiori posso anche capirlo, per l’università no visto che ci sono anche docenti), io non la vedo come occupazione ma come libertà di esprimersi e di manifestare dissenso. Usare le forze dell’ordine in questi casi a me sa tanto di “principi di fascismo”. Credo che tu la pensi più o meno come me e la mia paura è che non siamo in tanti a vederla così.
    Io ho mandato una mail al TG1 per chiedere un’informazione vera e non una carrellata di dichiarazioni dai politici senza nemmeno un giornalista che mi dica se questi dicono cose vere o no. Credo non servirà a niente ma non saprei che altro fare.
    Dai mi fermo qui sennò ti intaso il blog 🙂
    Saluti a tutti e due!!!

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