1+1?

Prima Cossiga consiglia.

“Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito… Lasciarli fare (gli universitari, ndr). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio”.

Poi il presidente dà consigli precisi.

”Vorrei dare un avviso ai naviganti molto semplice: non permetteremo che vengano occupate scuole ed universita’. Perche’ l’occupazione di posti pubblici non e’ una dimostrazione, un’applicazione di liberta’, non e’ un fatto di democrazia e’ una violenza nei confronti degli altri studenti, nei confronti delle famiglie, nei confronti delle istituzioni, nei confronti dello Stato. Convochero’ oggi il ministro degli Interni e daro’ a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine per evitare che questo possa accadere”

http://it.youtube.com/watch?v=kZkgwEU8jvo

Quindi compaiono le spranghe avvolte nel tricolore.

http://it.youtube.com/watch?v=UfddVgA6TdI

Ma è tutta immaginazione, no? Sono ragaaaazzz….

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Cos’altro si può dire?

Questa è la domanda cruciale. Cos’altro si può dire di questa politica, di questo governo, di questo presidente del consiglio, senza ripetersi per l’ennesima volta, senza scrivere post tutti uguali e tutti fini a se stessi? Potrei parlare della milionesima dichiarazione ad alto contenuto politico ritrattata come se niente fosse giocando sulle parole (chi sono le forze dell’ordine? Si, dai, facciamo che ci mandiamo i vigili del fuoco nelle università), potrei parlare della tracotanza da dio in terra che si ritiene al di sopra di tutto e tutti, potrei parlare della figuraccia di allearci con gli stati europei più inquinanti solo perchè in cinque anni del suo precedente governo non è stato fatto NULLA per attuare un protocollo sull’ambiente che favorirebbe investimenti in settori ad alta tecnologia invece che sulla cara e vecchia industra chimica, meccanica e manufatturiera che continua ad inquinare e va sempre più in crisi nei confronti dei paesi emergenti. Potrei potrei potrei ma che senso ha? Sarà sempre così e da così a peggio vista la mancanza di mezzi di informazione liberi (da qualsivoglia partito) e di un parlamento pieno di imbonitori vecchi e retrogradi che stanno uccidendo il nostro futuro facendoci pure credere di “star lavorando per noi”. E l’italia ci crede, ridotta ormai alle ceneri di quel che era da ventanni di demagogia populista.

Credo che non parlerò più della politica italiana. Meglio dedicarsi ad altro.

Il grande statista

La gestione della crisi da parte del nostro governo è al limite tra il ridicolo e lo sconcertante. Per prima cosa hanno provato a salvare i manager fraudolenti (attività bloccata solo grazie ad un colpo di coda virtuoso di Tremonti, il fautore della finanza creativa, cosa che dice tutto sulla proposta), poi il nostro presidente per sollevare il morale del popolo se n’è andato al bagaglino, dopodichè si è messo a lanciare proposte decisamente particolari: chiudere i mercati(?!?!?), comprare azioni di questo e di quello (guardacaso tutte aziende ad ampia partecipazione statale, diffondendo dati sugli utili e concorrendo a far rialzare subito tali azioni: in altri paesi si tratterebbe di aggiotaggio o addirittura di insider trading, ma fatto dal governo…). Poi ovviamente smentisce, ricambia le parole, ci gira attorno: fermare i mercati non era un’idea sua, era una voce che si sentiva “in giro”(?!?!?). Ora, al di là del fatto che sia incredibile che dopo due governi e mezzo questo “grande statista” non abbia ancora capito la differenza tra chiacchere da bar e dichiarazioni ufficiali e non abbia ancora imparato il vecchio adagio di “contare fino a dieci prima di aprir bocca”, al di là del fatto che le continue smentite di qualsivoglia dichiarazione FILMATA e REGISTRATA non fa che abbassare la credibilità del nostro paese nei confronti del resto del mondo, al di là di tutto ciò quello che colpisce di più è che ben pochi si rendono conto che siamo lo zimbello d’europa. Basta guardare le principali testate giornalistiche per capirlo, senza andare a scomodare l’Economist che ormai è chiaramente anti-Berlusconiano (ma sarà infarcito di giornalisti comunisti e retrogradi).

E si che alcune cose dette da quest’uomo sono vere: il nostro paese, in confronto ad altri, è ben più solido nei confronti di questa crisi. Abbiamo paracaduti sociali ben più alti, abbiamo una percentuale di proprietari di casa quasi doppia rispetto ad altri paesi europei, le nostre banche sono solo di tipo commerciale la cui base sono i conti correnti, qui mutui a basse garanzie non si sono mai neppure sognati. Il contraccolpo della crisi è arrivato perchè non è più possibile pensare ad un mercato statale, controllato dai singoli stati. Così le obbligazioni spazzatura, i derivati di cui non si sa l’origine e gli investimenti errati sono arrivati anche qui. La cosa peggiore rimane però il fatto che questi titoli (che erano delle banche) siano stati venduti ai privati quando si sono accorti (almeno un’anno fa) che stavano per crollare. Io non mi preoccuperei molto delle perdite azionarie delle varie Unicredit, Intesa e quant’altro: in Italia le banche non possono crollare ma in realtà non sono neppure lontanamente vicine a farlo. Se vogliamo invece trovare le cause della crisi dobbiamo guardare alla politica: la deregolamentazione spinta da Bush in questi otto anni, le depenalizzazioni dei reati fiscali volute dai governi (italiano e non solo), la finanza creativa fortemente voluta da taluni economisti. Ed il vivere al di sopra delle proprie possibilità, come avviene negli USA, dove il debito ormai è triplo a quello che abbiamo noi (che non è certo basso). Spendere più di quel che si produce, spingere i consumi al posto delle garanzie sociali, creare una mobilità lavorativa eccessiva che ti permetta di perdere tutto da un giorno all’altro per licenziamenti decisi dall’oggi al domani.

A proposito di questo: il precedente governo aveva varato una norma che obbligava i dipendenti a presentare domanda di dimissioni presso un ufficio comunale. L’attuale governo ha tolto questa norma. Certo, per molti era una seccatura, ma non permetteva la seguente cosa: la firma contemporanea del contratto di assunzione e di quello di licenziamento. “C’è grossa crisi” è la spiegazione di questo comportamento ormai dilagante. Come il precariato permanente risolvesse le crisi.

Marrakech Express

Going home

Il weekend scorso sono andato in gita di lavoro (si, pensavate che le gite si limitassero alla scuola, ed invece…) in Marocco. In particolare abbiamo visto la moschea di Hassan II a Casablanca e poi ci siamo diretti a Marrakech. Si tratta di un’ambiente molto diverso da quelli con cui ho avuto a che fare nei miei viaggi. Per cominciare è stato il primo stato islamico in cui sono stato. In verità, a parte il fatto che fossero nel mese del Ramadam e che quindi tutti dovessero aspettare le sei mezza per poter mangiare, non c’è poi tutta questa differenza: gente, mercati, turisti, odori e colori. In particolare ci siamo fermati a vedere il suk, con i suoi venditori ed imbonitori fino alla sera quando, alla fine del giorno, si riempie di bancarelle e stand gastronomici dove si può vedere e assaggiare di tutto, dalle testine di vitello, al tipico piatto di tajis, una specie di piatto con coperchio a cono dove si cucinano sui carboni ardenti degli ottimi e speziatissimi spezzatini.

Quel che ho potuto notare, in particolare, e che al mio ritorno mi hanno spesso domandato è il discorso della povertà. Trattandosi di un paese africano viene quasi scontato pensare ad un paese pieno di poveri e mendicanti; in realtà tale povertà è sì presente ma è da non confondere con la miseria. Ovvero, la povertà è tale sono in confronto con la ricchezza presente nei resort di marrakech e nei quartieri in di casablanca. La popolazione, all’80% ancora contadina, è sicuramente più povera di noi ma non sembra avere problemi di sussistenza, anzi, anche nei paesi più piccoli è presente acqua e elettricità ed i bambini vanno a scuola. Niente insomma a che vedere con le immagini che si vedono dell’africa sub-sahariana. In uno di questi villaggi di montagna che abbiamo visitato abbiamo visto numerosi bambini venire a chiederci soldi facendo la carità ma è stata la guida per prima ad ammonirci di non dare soldi ai bambini, che altrimenti avrebbero avuto meno voglia di andare a scuola preferendo chiedere soldi ai turisti.

Per alcune foto del viaggio guardate l’apposito set di flickr.