15: NYC Shock!

Premesso che questo articolo sta per essere scritto solo perche’ la lisa vuole DORMIRE, siamo a New York City. Il volo stavolta non ha avuto problemi, l’aereo era il piu’ piccolo che abbia mai preso ma e’ atterrato senza problemi alle 15,40 ora locale. Il tragitto verso New York ci e’ costato solo 7$ utilizzando l’air train e poi la metropolitana. Tuttavia, viste le indicazioni non proprio chiarissime, abbiao preso la metro dalla stazione sbagliata e quindi per arrivare in prossimita’ dell’albergo abbiamo dovuto effettuare un cambio. Beh, la metropolitana di NY e’ un casino assoluto, niente a che vedere con parigi e neppure con londra. Non ci sono ascensori ne scale mobili e le vie sono le stesse per chi scende e per chi sale, di conseguenza il trasporto dei bagagli e’ stato un po’ problematico. Dunque, per ingiunzione cognugale, arrivti a Grand Central Station (5 isolati dall’albergo) abbiamo preso un taxi. Il quale pero’ in puro stile inkazzoso newyorkese ci ha portato solo ad un isolato di distanza dove ci ha fatto prendere a noi le valige dall’immenso bagagliaio e ci ha detto di andare a piedi che era vicino. Ad ogni modo abbiamo raggiunto l’albergo e poi siamo usciti a fare un giretto: abbiamo visto il Rockfeller center, Chinatown, dove abbiamo mangiato (io ho preso dei crab, i granchi di qui, in salsa di soia: uno spettacolo!) e poi abbiamo attraversato Little Italy. Ora, se si potesse, andrei verso Ellis Island….

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14: Chicago

Entrati nell’Illinois si cambi registro: a differenza dello stato madre delle zanzare (altro appellativo del Missouri) qui la Route66 e’ segnalata perfettamente, anzi, viene data la possibilita’ di scegliere se seguire il percorso classico (quello utilizzato nel periodo 40-77) oppure quello precedente utilizzato dagli anni 30 ai 40. Inoltre lungo la strada e’ facile trovare vecchi pompe di benzina, ristoranti e meccanici perfettamente mantenuti e visitabili. Prbabilmente la differenza sta nel territorio. Qui e’ pieno di campi di mais, a differenza dei deserti di Arizona e New Messico, ragioneper cui qui si rusciva a vivere anche senza il sostegno del traffico che passava verso sud. Infatti in Illinois e’ tutto un susseguirsi di cittadine che chiamano giustamente”villaggi”). Purtroppo pero’ abbiamo perso parte dell’Illinois viaggiando di notte, dato che una qualche manifestazione nei pressi di Bloomington aveva riempito i motel nel giro di parecchie miglia costringendoci a dormire a Pontiac, a circa 80 miglia da Chicago. L’arrivo in citta’ e’ stato pero’ comunque lungo dato che pare non arrivare mai. poi, alla fine, si cominciano a scorgere i grattacieli ed in un attimo sei li in mezzo a guidare per Jackson stret fino al cartello “END” posto sopra quello della Route66. Questo punto meriterbbela fine del post ma dato che sono indietro con i racconti e’ meglio proseguire. Il nostro albergo a Chicago e’ il superlussuoso Hilton, posto praticamente in riva al lago, nel piu’ centro che centro non si puo’. A prima vista infatti ci sembrava decisamente troppo. Entrarci pero’ non e’ stato proprio facilissimo dato che propro sulla via davanti si svolgeva, cosa incredibile, una maratona ciclistica(negli USA?!?!). Alla fine pero’ siamo enrtati, abbiamo visto la super stanza dove riposare dopo la lunga corsa attraverso l’america, ci siamo fatti una cenetta in un ristorante messicano e abbiamo dato un’occhiata al la downtown parecchio frequentata di Chicago. La cosa veramente bella era il parco che corre lungo la costa proprio a downtown, un parco pieno di gente, anche di sera, e con un’enorme “fontana” fuuristica dov adulti e bambini si bagnavano. Una degna conclusione della strada se non fosse per il fatto che da qui, in realta’, si partiva.