Don Camillo

Ieri sera, per l’ennesima volta, ho guardato quel capolavoro cine-sociale che risponde al nome di Don Camillo. Un affresco di una vita, di una Italia che non c’è più, magnificamente delineato da Giovannino Guareschi e portato sullo schermo nei panni dei due amici-nemici dagli strepitosi Fernandel e Cervi. Le avventure del reazionario Don Camillo e del comunista Peppone sono a distanza di cinquantanni un esempio fresco, divertente eppure accurato della vita italiana del dopoguerra. Quando la lotta politica e sociale era forse ancor più aspra di quella odierna, ma dove il buon senso e l’interesse per il paese erano i metri di giudizio per le decisioni finali. Dove non c’era solo un susseguirsi di scarica-barile tra destra e sinistra, dove le proposte erano concrete e non parole al vento.

Cosa ci ha portato alla degenerazione che abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni nella quale gli interessi personali e le ripicche hanno la prevalenza su tutto, dove l’immobilismo è ovunque ed la faziosità radicata?

2 Responses to Don Camillo

  1. flolex scrive:

    Non ci posso credere!!!

    Anch’io ieri sera ho visto questo bellissimo film!

    Pure io sono della tua stessa idea e, devo essere onesto, sto pensando quasi che “si stava meglio quando si stava peggio”…
    …Non per essere retorico ma, vedendo come sta andando la politica italiana negli ultimi tempi, un po’ il pensiero ci deve passare per la testa…

  2. VoxNova scrive:

    Per citare Guareschi e i suoi “trinaricciuti”: “…sento odore di morte dai grattaceli che s’alzano nell’opulenta Italia degli anni 60, mentre dalle macerie del dopo guerra spirava solo aria fresca di rinascita!”.
    Forse l’antifona che voleva intendessimo ora ce l’abbiamo di fronte, non credi?

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