Tentata confessione

Ci avevo sperato. Avevo sperato che avvenisse sul serio. Invece è tutto all’italiana, una burla, uno scherzo, un passo falso.

Mi piaceva il ciclismo. In casa mia è sempre stato seguito e spesso ha appassionato. Mi ricordo alle superiori quando tornavo di corsa a casa per vedere il tappone e mi emozionavo sugli scatti impetuosi di Pantani. Ma ci hanno fregato tutti. Pantani fu il primo e, sottolineerei, l’unico a cadere. Vinceva troppo, e non aveva parole dolci per gli organizzatori. Si sono accaniti su di lui, forse nella speranza che confessasse. Lui non parlò, loro fallirono e lui fece la triste fine che tutti sappiamo. Quando è morto ho pure pianto. Si dopava, certamente. Ma non era l’unico. Mi ha sempre fatto specie vedere l’alieno texano passare indenne da ogni accusa nonostante i medici che lo curassero fossero più che implicati. Lui come tanti tanti altri. Il ciclismo si porta al doping, da sempre. Una volta ne parlavano perfino liberamente, come fecero Coppi e Bartali in una celebre apparizione televisiva. Perchè è uno sport duro, di fatiche a volte inumane. E’ vero, alla gente possono anche piacere i tapponi da 300 km pieni di salite interminabili. Ma non sono umanamente fattibili, soprattutto alle velocità a cui le fanno. Prove a cronometro ai 55 all’ora, cronoscalate quasi a 40. Difficile credere che siano umani e non macchine.

Quante volte hanno tentato di estirparlo? Tante, ma mai seriamente. Perchè vengono sempre e solo colpiti i ciclisti, mai chi tiene le redini di un mercato più che proficuo. Per quello si sperava che Basso, uno che ci aveva ormai conquistato e che ci ha ributtato in faccia per l’ennesima volta questo schifo, confessasse. Ma che dicesse tutto, che facesse i nomi. Dei corridori, dei medici, dei direttori sportivi, degli allenatori. A quei livelli li deve conoscere per forza. E se dice di non conoscerli allora mente. “Mi sono tolto un peso dalla coscienza” ha detto dopo la “confessione”. Confesso di aver tentato di doparmi. Ma ho sempre vinto pulitamente. Finisce sempre così, a tarallucci e vino.

Per quanto mi riguarda l’unico modo di rimanere credibile per questo “sport” è scegliere tra 2 strade: fermarsi ed azzerare l’intero parco ciclisti professionisti (anche se nutro più di un dubbio anche sui giovani…) oppure liberalizzare il doping. Così si tornerebbe alla pari. Tanto la maggior parte di dopa lo stesso. Cambiano solo mezzo, a seconda che vengano beccati o meno. Unica cosa, che firmino una liberatoria in cui si assumono le spese per le conseguenze mediche che sicuramente avranno. Ma per il barbaro dio denaro (come lo chiama sempre mio nonno), si sa, si fa questo ed altro.

Senza il doping Pantani mi avrebbe entusiasmato lo stesso. Magari avrebbe vinto meno, avrebbe preso quei sacrosanti minuti a cronometro. Ma i sui scatti in salita non appartenevano al doping, erano tutti suoi. Altrimenti ce ne sarebbero decine come lui.

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