La ricerca della felicità

Ieri sera ho visto l’ultimo film di Muccino. Un Muccino americanizzato, con Will Smith a fargli da produttore. La storia è quella di un padre di colore, venditore fallito che si reinvente brooker superando una serie di difficoltà famigliari e monetarie. Tratto da una storia vera nella San Francisco degli anni ’80. Ora, togliendo il fatto che vedere San Francisco non sarà più la stessa cosa, il film mi ha colpito. E’ irritante, come ogni film di Muccino. Come te nessuno mai irritava per l’assurdità di una adolescienza scriteriata basata solo sull’onda ormonale e impregnata di falsi idealismi; L’ultimo bacio irritava per l’immaturità allucinante dei protagonisti maschili, rinchiusi in una eterna giovinezza fatta di fuga dalle responsabilità; Ricordati di me era irritante per l’assenza totale di qualsiasi valore e calore famigliare e per essere impregnato di egoismo da cima a fondo. Qui risulta invece irritante la serie di eventi che si abbattono sul protagonista ed il suo cercare di trovare un lavoro. Irritante è l’atteggiamento della moglie (priva di una qualsiasi briciola di comprensione ed empatia umana, isterica ed urlatrice come quasi tutte le donne delineate da Muccino). Irritante è la miseria di opportunità che il sogno americano riesce a promettere. Un solo posto disponibile dopo sei mesi di lavoro gratuito per venti persone selezionate tra migliaia. Un posto che segna il divario impressionante tra la ricchezza tesa all’eccesso e la povertà più nera. Il punto migliore del film è il rapporto tra padre e figlio (troppo facile verrebbe da dire, essendo padre e figlio anche nella realtà, ma non è così scontato) ed una interpretazione di Smith veramente coinvolgente. Altro punto a favore è l’assenza di giudizio del regista (anche questo punto fermo mucciniano, il che lascia dei dubbi sull’autenticità della cosa) che strizza l’occhio al neo-realismo (è chiaro l’accenno a ladri di biciclette). Di tanto in tanto si scade sul banale (come il discorso del padre al figlio sul difendere i propri sogni) ma generalmente devo ammettere che il film mi ha coinvolto pur non essendo un capolavoro ma una godibile favola moderna sulla ricerca di una felicità che risulta essere più che altro il benessere economico. E, badiamo bene, si può dire quello che si vuole ma senza il benessere economico è difficile essere felice.

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One Response to La ricerca della felicità

  1. lisa says:

    Anche a me è piaciuto, me ne avevano parlato bene ed ero in effetti ben disposta verso questo film, nonostante non mi sia piaciuto l’ultimo Ricordati di me in generale Gabriele Muccino mi piace abbastanza. E’ un bravo regista, forse pecca solo un po’ in certi punti delle sceneggiature. Questo in effetti era esasperante per le difficoltà che deve affrontare il protagonista, ma San Francisco è mozzafiato, io sto cercando un lavoro senza risultati particolarmente incoraggianti, e vorrei riuscire cmq nella mia strada di scalata al ministero :-)…insomma, forse le circostanze erano molto favorevoli, sta di fatto che mi è piaciuto, lo comprerei (chi mi conosce sa che è la mia scala di valutazione) e mi sento di consigliarlo.
    Questa fase della mia vita si potrebbe chiamare voglio un lavoro.

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