Archivio per la categoria ‘Cinema’

Meglio andarsene così

10 Febbraio 2008

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Un paio di settimane fa è morto un attore. Il suo nome era Heath Ledger. Una morte assurda, come spesso accade nel mondo del cinema: overdose di medicinali. I soliti: barbiturici, antidepressivi, tranquillanti, sonniferi… quasi più vittime della droga. Segno spesso di una vita disordinata e/o che ha perso l’equilibrio. Ad ogni modo io voglio ricordare l’attore, un attore dotato e di fascino, che nella sua carriera ci ha donato quantomeno due ruoli memorabili: il cowboy omosessuale Ennis Del Mar di Brokeback Mountain ed il Dylan di successo di I’m not there. Due interpretazioni eccelse in due film di straordinaria bellezza sebben lontanissimi l’uno dall’altro.

Ma perchè ricordarlo ora, dopo parecchi giorni? Perchè è di oggi la notizia di come sia avvenuto il suo funerale nella sua natia australia. Dopo la cerimonia privata, un happening sulla spiaggia, per ricordarlo. Sinceramente la trovo una cosa molto bella  e, nel caso (tutti a tenere le corna, mi raccomando), preferirei anch’io essere ricordato con una festa. O un concerto, stile Elizabeth Town. ;-)

Perchè un Plasma ed altre informazioni utili

11 Luglio 2007

Tornando al mio nuovo amore ho pensato che è meglio buttar giù un paio di cose che ho imparato leggendo qua e la su diversi forum.

Plasma o LCD?

Prima di tutto se vi state avvicinando ad uno schermo piatto fate un po’ di considerazioni tra plasma e lcd valutando i pro ed i contro. Vediamone alcuni.
Plasma: ha contrasto maggiore, un angolo di visuale superiore ed una gamma di colori più elevata. Ha un tempo di trascinamento molto basso (non causa scie in caso di movimenti rapidi). E’ dunque la scelta migliore per un ambiente di tipo Home Cinema o per vedere lo sport.
LCD: ha una luminosità maggiore, non crea riflessi, è meno pesante e delicato. Loghi ed immagini fisse non creano fenomeni di burn-in. Non causa affaticamento se osservato da vicino. E’ da preferirsi in ambienti luminosi e per uso frequente di console.
Questo in breve, se volete approfondire ci sono molti siti che trattano l’argomento, ad esempio: 1, 2, 3

Inoltre ci sono da sfatare alcuni luoghi comuni riguardo al plasma: non deve essere ricaricato (gli ultimi plasma hanno 60000 ore di vita) e non consuma più degli LCD.

Rodaggio

Per le prime 200 ore di vita il Plasma deve essere utilizzato con un occhio di riguardo. In particolare andranno settati a meno del 50% (meglio il 30%) i valori di contrasto, luminosità, colore e nitidezza. Vanno anche disattivati i filtri di miglioramento immagine ed evitata l’impostazione dinamica. Bisogna inoltre fare attenzione alle immagini fisse: nelle prime duecento ore infatti i rischi legati al burn-in sono superiori. Basterà un uso normale della tv, guardando film o facendo zapping senza farsi troppe paranoie. L’importante è non lasciare sullo stesso canale per tanto tempo o nel caso utilizzare lo zoom per eliminare i loghi. Evitare anche un uso intenso delle consolle.
Questo del rodaggio è un fattore abbastanza importante. Se vi offrono un televisore di quelli in esposizione fatevi dare il comando e controllate sempre questi due valori del service menù: time e count . Il primo dice per quante ore e minuti è stato utilizzato il televisore ed il secondo dice quante volte è stato riacceso. I comandi per visualizzare questi menù variano a seconda delle marche. Per il panasonic basta premere sul pannello il pulsante -V e contemporaneamente sul telecomando premere 000 in veloce successione.

That’s all folks.

Anche gli androidi sognano di pecore elettriche

11 Maggio 2007

Ho appena finito di rileggere il geniale capolavoro di Philip K. Dick. Mi colpisce sempre la profonda diversità che intercorre tra il libro ed il film capolavoro di Ridley Scott. Si tratta di due opere ben distinte tra loro in quanto la storia è profondamente diversa. Perfino lo scenario in cui si muovono i protagonisti è simile ma non del tutto uguale. Quello che accomuna le due visioni è il buio, l’oscurità e la tristezza in cui è pervaso il mondo vuoto, post atomico che è la terra, dove polvere radioattiva continua a cadere dal cielo. La differenza principale sta nei personaggi principali e nel modo in cui sono visti gli androidi.

Se non avete letto il libro o visto il film non proseguite nella lettura ;-) (more…)

La ricerca della felicità

26 Aprile 2007

Ieri sera ho visto l’ultimo film di Muccino. Un Muccino americanizzato, con Will Smith a fargli da produttore. La storia è quella di un padre di colore, venditore fallito che si reinvente brooker superando una serie di difficoltà famigliari e monetarie. Tratto da una storia vera nella San Francisco degli anni ‘80. Ora, togliendo il fatto che vedere San Francisco non sarà più la stessa cosa, il film mi ha colpito. E’ irritante, come ogni film di Muccino. Come te nessuno mai irritava per l’assurdità di una adolescienza scriteriata basata solo sull’onda ormonale e impregnata di falsi idealismi; L’ultimo bacio irritava per l’immaturità allucinante dei protagonisti maschili, rinchiusi in una eterna giovinezza fatta di fuga dalle responsabilità; Ricordati di me era irritante per l’assenza totale di qualsiasi valore e calore famigliare e per essere impregnato di egoismo da cima a fondo. Qui risulta invece irritante la serie di eventi che si abbattono sul protagonista ed il suo cercare di trovare un lavoro. Irritante è l’atteggiamento della moglie (priva di una qualsiasi briciola di comprensione ed empatia umana, isterica ed urlatrice come quasi tutte le donne delineate da Muccino). Irritante è la miseria di opportunità che il sogno americano riesce a promettere. Un solo posto disponibile dopo sei mesi di lavoro gratuito per venti persone selezionate tra migliaia. Un posto che segna il divario impressionante tra la ricchezza tesa all’eccesso e la povertà più nera. Il punto migliore del film è il rapporto tra padre e figlio (troppo facile verrebbe da dire, essendo padre e figlio anche nella realtà, ma non è così scontato) ed una interpretazione di Smith veramente coinvolgente. Altro punto a favore è l’assenza di giudizio del regista (anche questo punto fermo mucciniano, il che lascia dei dubbi sull’autenticità della cosa) che strizza l’occhio al neo-realismo (è chiaro l’accenno a ladri di biciclette). Di tanto in tanto si scade sul banale (come il discorso del padre al figlio sul difendere i propri sogni) ma generalmente devo ammettere che il film mi ha coinvolto pur non essendo un capolavoro ma una godibile favola moderna sulla ricerca di una felicità che risulta essere più che altro il benessere economico. E, badiamo bene, si può dire quello che si vuole ma senza il benessere economico è difficile essere felice.

Antonio guerriero di Dio

15 Febbraio 2007

Questa sera ho avuto la sfortuna di vedere questo film. Lo so che me lo potevo aspettare, ma era il cineforum, era un mese che non ci andavo e comunque pensavo ci fosse un’altro film. Ce ne siamo accorti che eravamo già in fila… tant’è. Guardiamolo. Beh, che dire. Un film inguardabile, pagliaccioso, grottesco, d’un estremismo cristiano con divagazioni mistiche. Mi verrebbe da dire che l’ha prodotto Ratzinger se non fosse che parla di un francescano e dunque al nostro papa-ermellino non deve andare troppo a genio. Infatti. L’hanno prodotto in collaborazione del minestero dei beni culturali del governo Berlusconi. Si, il filoestremistacristiano divorziato. Il governo della legge penale sulla fecondazione assistita, quello del non tassiamo i beni della chiesa anche se si trattano di alberghi a cinque stelle, ristoranti etc. Quello dei razzisti celoduristi bossi-calderoli-bagetbozzi. La civiltà superiore. Non ci si poteva di meno.

Ma torniamo al film. Inguardabile: sceneggiatura zero, correvano le immagini senza che si capiva niente, poi tanto la voce fuori campo spiegava; un Antonio a metà tra l’isteria mistica, la pazzia mentale ed il trip da LSD; una serie di personaggi credibili quasi come i personaggi Disney. Ma passiamo al punto forte del film: i costumi e la ricostruzione storica. Ora, a parte i paesaggi che si vedeva chiaramente che erano dipinti su una tela e filmati (mai visto niente di meno prospettico), città medioevali che sembrano pulite come il Caesar Palace, la guardia di padova vestita da crociati tutti lucidi come una parata militare, strade diritte che neppure in america…

Un voto di zero sarebbe troppa grazia.

Maria Antonietta (Sofia Coppola)

6 Dicembre 2006
Maria Antonietta

L’ho visto l’altra sera e se devo dir la verità non mi ha colpito particolarmente. Oddio, è un buon film, girato bene e anche recitato più che degnamente ma sembra un po’ un’opera mancata, interrotta. Non è per niente un film storico dato che la storia si respira negli ambienti e nei costumi, si sfiora un paio di volte ma non viene mai veramente chiamata in causa. E’ piuttosto la storia di una ragazza, sradicata da casa e importata nel mondo dell’eccesso, che cerca invano attorno a se l’affetto che il marito non è in grado di dimostrarle (la Coppola, che in fondo vede sempre il buono in tutti i personaggi che mette sullo schermo, lo fa vedere premuroso ma distaccato, impacciato come risultato di un modo di vivere del tutto impacciante). La prima parte è sicuramente la migliore: la consegna della sposa, l’arrivo a Versailles, la conoscenza della decaduta ed inutile nobiltà francese e del suo mondo di eccessi. Poi si comincia a vacillare spostando lo sguardo su di lei e sulla sua vita.
In particolare concordo con quanto affermato da Manuel Billi ne gli spietati:

Sebbene l’autrice del Giardino delle vergini suicide sembri inizialmente aspirare a vivisezionare, con spirito da entomologo, il dorato e fatuo (altro) mondo di Versailles, con i suoi rituali, i doveri dell’etichetta, il Petit e il Grand Trianon, le fontane zampillanti e la Galerie des Glaces, presto, molto perspicacemente, si accorge di non poter eguagliare Kubrick, abbandona la via del Maestro ed imbocca quella di Bridget Jones.

Il film gigioneggia un po’ troppo tra feste, amanti e finta vita contadina (in una piccola maisonne all’interno degli immensi giardini) fino ad un finale veloce e forse non del tutto adeguato. Concordo nella scelta del momento conclusivo, ovvero la partenza da Versailles, in quanto rende ancora meglio l’obbiettivo di raccontare la storia personale della regina all’interno del suo mondo; quello che trovo un po’ buttato lì sono le fasi che portano alla fine. Concitate ma che coprono in breve tempo un arco piuttosto lungo di vita reale.
In definitiva un film buono con alcuni ma. Direi 7/10.